Il profumo del vento

Saranno state le 5. Ero sveglia da un’ora abbondante, la testa affollata da pensieri, parole, una miriade di sensazioni rimaste legate a tutti gli avvenimenti accaduti nei giorni precedenti. Pablo dormiva ancora profondamente ed io non potevo fare a meno di guardarlo, cercando di fissare nella mia mente quelle espressioni di rilassatezza che lo rendeva senza armi agli occhi di chi lo osservava.

Da quel mercoledì sera ripenso continuamente ad una settimana prima. Ero con Pablo in un bar insieme ad una coppia di amici e qualche collega dell’ufficio stampa della galleria d’arte con cui collaboriamo in questo periodo. Alzando lo sguardo, vedo una mezza pazza, vestita con abiti davvero appariscenti, devo dore però di gusto, arrivare di corsa. Sbatte con la sua borsa sul tavolo colpendo il mio mojito che si rovescia. Quando incrocio il suo sguardo mi si ghiaccia il sangue nelle vene, una sensazione di ansia e stupore. Mi sembrava di essere allo specchio, solo che quella che avevo di fronte non ero io. Rimango immobile per qualche istante, occhi negli occhi con quest’altra me. Con molto imbarazzo per le emozioni che mi si affollano nello stomaco cerco di sdrammatizzare, facendo qualche battuta scema come al solito, Lei in meno di un minuto mi riporta il cocktail porgendomi le sue scuse. Trasuda sicurezza e fierezza da tutti i pori. Mi sento sovrastata, é come se tutto quello che avrei semprempre voluto diventare fosse lí davanti ai miei occhi ed a quelli di tutti gli altri. A confronto. Mi sento legata, impacciata, immobile… Io, che di solito mi devono imbavagliare per farmi tacere…Guardai Pablo, che si era accorto del mio “disagio”, anche se non so se definirlo così, mi avvicinai a lui ed in tono scherzoso, grazie forse ai numerosi coca e rum, mi chiese se avevessi visto un fantasma. Nel frattempo quella donna si era dissolta nel vuoto da cui era venuta, nell’ aria il suo profumo legnoso, quasi d’incenso. Mi rimase un po’ di amaro in bocca, avrei voluto avere più tempo per capire se era tutto vero oppure una fantasia.

Il suono della sveglia mi riporta al presente. Pablo mi stringe augurandonmi il buongiorno. Tra le sue braccia mi sento al sicuro e avvolta da quella sensazione svanisce ogni paura. Inforco gli occhiali, sorrido, sfioro le sue labbra con un tenero bacio e annuso l’ odore del vento entrare dalla finestra. Parte una nuova giornata!

 

Una vacanza per tre

 

Dafne ed io, ormai da tempo, eravamo tornate alle nostre città d’origine. Ma il nostro legame era troppo speciale per lasciarlo spegnersi senza curarlo. Così, finalmente, decidemmo di partire per una bella vacanza e ritrovare un’altra compagna d’avventure: Petra.

Parto in treno, direzione Milano, dove ad attendermi c’è Dafne con il suo inseparabile amico a quattro zampe, insieme sono una forza della natura. Trascorriamo una bella serata in famiglia: due chiacchiere, qualche bel racconto di ricordi comuni ed il tempo scivola via veloce. La mattina seguente siamo determinate a fare le cose senza fretta, usciamo presto, riusciamo addirittura a far colazione al bar. Arrivate alla stazione iniziamo a parlare, una parola tira l’altra, il nostro treno arriva, saliamo, ci sistemiamo e……

 

 

“oddio, non abbiamo obliterato i biglietti!!!!” Il tempo però stringe. Dafne mi prende i biglietti dalle mani e inizia a correre,  scende dal treno e…. all’improvviso le porte si chiudono ed io inizio ad urlare: ” fermate il treno!!! La mia amica deve salire!!! Dafne corre, corre a più non posso sulla banchina, io dentro il treno… Arrivo da una poliziotta, gesticolando e parlando come una pazza, ma non c’è modo…. devo scendere alla prossima fermata. NO. Dafne ha corso talmente veloce, che il macchinista l’ha vista e si è fermato! Grande amica mia!!! Così inizia il nostro viaggio verso la Slovenia.

 

In qualche ora arriviamo e siamo felicissime di riabbracciare Petra, che subito ci informa di averci organizzato una bella vacanza, all’insegna del divertimento e del relax.

Questa è solo una delle mille peripezie che Dafne ed io abbiamo vissuto e superato insieme.

A presto amici, alla prossima!

P.S. amici, come al solito vi lascio con un piccolo regalo

https://www.youtube.com/watch?v=7dgrMSTalZ0

 

Lui

 

Stavo con Dario da sette anni. Dopo l’inizio della convivenza tutto era andato scemando. E quando dico tutto, intendo dire proprio tutto. Addirittura il mio conto in banca iniziava a risentirne, infatti io a lui davo anche i soldi per la benzina per andare a lavorare. Dario aveva insistito tanto per spostarci dalla casa in affitto a casa dei miei. Ecco, non proprio lo stesso appartamento, ma il piano ero lo stesso; in quel modo noi non dovevamo pagare una rata fissa… e con noi intendo io… Dario e pagare nella stessa frase non hanno la possibilità di esistere.  Avrei dovuto saperlo. Il nostro primo appuntamento fu a cena in una birreria e con mia gran sorpresa ognuno pagò per se’, ma pensai che forse non voleva passare per quello che faceva il cascamorto e pagava il conto per provarci. Ma al secondo incontro qualcosa avrebbe dovuto allarmarmi: ordinammo una bottiglia di vino ed alla fine, dividemmo l’importo a metà. Nemmeno allora volli dare peso alla moneta, pensai che lui fosse abituato così e lasciai correre. Quando però uscivamo a cena con amici,  oppure parenti (miei) , lasciava tranquillamente che fossero sempre gli altri ad avvicinare per primi la cassa. Ecco, qui iniziarono le prime divergenze: va bene essere risparmiatori, ma braccine corte proprio no! e con la tua donna poi!

Superate certe incomprensioni, in realtà ci divertivamo molto : concerti, cene da amici, locali, festival, gite fuori porta…Lui era sempre di buon umore, mi faceva ridere, era sempre d’accordo con me. Noi non litigavamo mai. Per me, che ero abituata all’insatabilità perenne, era un antidoto fondamentale nella mia vita incasinata.

Qualcosa non andava comunque. Lui era sempre il centro del suo mondo. Per dirvi, non venne nemmeno alla mia laurea per non prendere un giorno di permesso al lavoro e alla sera neanche mi portò a festeggiare: venne a casa mia e si addormentò.

Facendola breve, dopo anni di incertezze e convivenza da buoni coinquilini, decisi che era arrivato il momento di troncare questa situazione. Sapete dove andò Dario? Andò a vivere a sbafo da alcuni miei colleghi, perchè lui con il suo stipendio, peraltro nella media nazionale, non poteva mantenersi.

Dopo 1 mese dalla nostra separazione, Dario venne da me per prendersi le sue ultime cose e mi portò a vedere la sua macchina nuova dicendomi che i soldi li aveva avuti in prestito da suo padre. Mesi dopo venni a sapere che non era come mi aveva detto lui: Dario la macchina l’aveva comprata in contanti, i suoi, o meglio i miei!

In reatà sono contenta di aver scoperto la verità, ma ricordatevi che non esiste peggior cieco di chi non vuol vedere.

 

immagine tratta da www.visionealchemica.com

 

Se vi va di leggere qualche riga in più ho trovato questo breve racconto: http://www.visionealchemica.com/la-storia-dellamore-cieco/

ciao ragazzi, a presto! a breve voglio parlarvi dell’amore vero della mia vita e di argomenti più frivoli… serie tv…